FRIEDRICH WILHELM JOSEPH SCHELLING
Friedrich Wilhelm Joseph Schelling nacque nel 1775 a Leonberg, in Germania. Fin da giovane mostrò un grande interesse per la filosofia e la teologia, e studiò all’università di Tubinga, dove fu compagno di studi di Hegel e del poeta Hölderlin.
Dopo essersi dedicato agli scritti di Kant e Fichte, Schelling intraprese un percorso autonomo, divenendo professore a Jena a soli ventitré anni. Nella sua lunga carriera attraversò varie fasi di pensiero: dalla filosofia della natura, all’idealismo, fino a una riflessione più spirituale sulla libertà e sul male. Morì nel 1854, dopo essere stato professore anche a Berlino.
Schelling parte dalle teorie di Fichte, ma le supera. Mentre Fichte poneva l’Io come principio assoluto, Schelling ritiene che questo riduca la realtà alla sola attività dello spirito, ignorando la natura.
Per lui, natura e spirito non sono opposti, ma due aspetti della stessa realtà unitaria: l’Assoluto.
1. Filosofia della Natura
Schelling parte dall’idea che la natura non è un semplice meccanismo materiale, come voleva il pensiero illuminista, ma una realtà dinamica, vivente, animata da forze e tensioni interne.
• La natura è spirito “addormentato”, cioè la manifestazione inconscia dell’Assoluto.
• La mente umana è natura diventata cosciente.
• Non esiste un salto tra natura e spirito: entrambi sono manifestazioni diverse della medesima realtà profonda.
2. L’Idealismo trascendentale e l’Arte come rivelazione dell’Assoluto
Successivamente Schelling sviluppa un idealismo più “classico”, vicino a Fichte ma poi diverso.
Per Schelling:
• L’Assoluto è identità di soggetto e oggetto.
• La filosofia cerca di cogliere questa identità, ma è l’arte la vera via privilegiata: nell’opera d’arte infatti inconscio e conscio si fondono spontaneamente.
3. La libertà e il “male”
Una svolta importante arriva con il Saggio sulla libertà (1809). Schelling introduce un tema che Hegel ignorerà quasi del tutto: il male.
Idee chiave
• L’uomo ha una libertà radicale, capace anche del male.
• Il male non è semplice assenza di bene (come voleva Agostino), ma è un principio reale, radicato nella struttura dell’essere.
• Ogni individuo contiene una lotta interna tra luce e oscura volontà

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